Deutsche bank – Rigore senza appello o nuovo piano Marshall per l’Europa

La crisi che ha colpito Deutsche bank ci riguarda molto da vicino. Di fronte ai gravi problemi che hanno colpito il principale istituto di credito di Francoforte e fra i principali gruppi europei, Angela Merkel ha mostrato una certa durezza escludendo l’intervento di fondi pubblici per aiutare la banca a superare la crisi.

Una posizione molto probabilmente condizionata dal difficile appuntamento elettorale e dalla recente conferma della discesa nelle preferenze degli elettori, preoccupati dalle sue aperture nei confronti degli immigrati. Ma fino a quanto potrà reggere questa posizione?

Neppure la Germania può permettersi di subire il fallimento della propria principale banca, istituto di credito di rilevanza sistemica della Germania e dell’intera Europa. Questo perché non è affatto scontato che le spalle di Deutsche bank siano abbastanza forti da superare in solitaria lo scenario di difficoltà in cui di trova. Un sentiment ben radicato sul mercato tanto che l’istituto di Francoforte ha subito oggi un crollo del 6% toccando il minimo storico di 10,63 euro, livello mai sfiorato dal 1992.

Fra le problematiche con le quale trova a confrontarsi l’istituto è doveroso ricordare la multa da 14 miliardi di dollari da parte delle autorità statunitensi per il suo ruolo nello scandalo dei mutui subprime. Una cifra considerevole, che tuttavia appare in linea con i 13 miliardi di dollari subiti da Jp Morgan nel 2013, i 17 miliardi di Bank of America nel 2014 e i 7 miliardi di Citibank, tanto per citare alcuni esempi.

Per Deutsche bank, che ai prezzi di oggi ha una capitalizzazione di poco più di 15 miliardi, la cifra appare insostenibile senza un aumento di capitale. La banca ha accantonato poco più di sei miliardi di dollari per il rischio sui subprime, ma in caso non riesca a convincere le autorità Usa a decurtare la propria ammenda sarà costretta a chiedere soldi al mercato. Operazione tutt’altro che facile di questi tempi.

Questo anche perché i titoli del colosso del credito tedesco sono caduti sotto le mire di una forte speculazione. Un esempio fornito oggi dal FT citando almeno quattro fondi con posizioni ribassiste superiori ai 100 milioni di euro sulla banca guidata da John Cryan.

Uno scenario di crisi che viene da lontano. Il Fondo Monetario internazionale, a fine giugno, aveva indicato proprio l’istituto di Francoforte come la principale fonte di rischi sistemici al mondo. La banca, che prima dell’estate aveva fallito anche gli stress test Usa, siede infatti su una notevole quantità di derivati che potrebbero diventare una bomba ad orologeria in caso di shock esterni per i mercati finanziari. La Deutsche ha emesso derivati per 75 miliardi di euro, 20 volte il Pil tedesco e nel suo bilancio i titoli ad alto rischio ammontano a 32 miliardi di euro.

Anche gli stress test europei di luglio avevano evidenziato la fragilità della Deutsche che, in caso di scenario avverso, vedrebbe scendere il proprio CET 1 dal 13,19% del 2015 al 7,8% nel 2018.

Le autorità tedesche si trovano quindi di fronte a un dilemma di non facile soluzione che va ben al di là delle dichiarazioni di fermezza.

Non possono certo permettersi di vedere entrare in procedura di bail-in il proprio principale istituto di credito, soprattutto in un momento di forza dell’economia tedesca che presenta un surplus di bilancio. Nello stesso tempo una via di uscita potrebbe essere proprio quella richiesta dalla stessa Italia e cioè l’abbandono di una politica di rigore per mettere in campo un nuovo piano Marshall per rilanciare l’Europa.